Nino Romano
L'ovetto del beduino
Durante una vacanza in Egitto ho visitato l'antico monastero
cristiano di Santa Caterina, nel cuore dei Sinai. Sia all'andata che
al ritorno ho seguito una fiumana di turisti. Ero con un amico,
Massimo. Alla fine, per raggiungere l'auto in sosta, siamo passati
davanti a una schiera di cammellieri fermi sul ciglio della strada. A
un tratto si è staccato da quel guppo un piccolo beduino che si è
intrufolato tra la folla zigzagando. Meravigliata di quella intrusione,
la gente si scansava. Lui si guardava intorno, come se cercasse
qualcuno. Vede me e mi si avvicina, come se mi conoscesse,
come se fossi un amico. Avrà avuto nove o dieci anni. Da sotto
il suo turbante spiccavano grandi occhi pieni di luce e un sorriso
simpatico. Mi dice in un buon italiano: "Ciao Papi. Non hai qualche
soldino? Ho tanti fratelli da aiutare. E io voglio studiare".
Ho in tasca un rotolo di mille lire per soddisfare queste ripetute
richieste. Gli do una banconota. Lui mi guarda: "E' poco..."
L'amico mi esorta a non dargli troppo corda. Io, invece, rimango
lì impalato. Tiro fuori il rotolino di soldi e sto al gioco. Comincio
a contare: "Uno, due, tre, quattro..." Ad un certo punto il piccolo
ferma la mia mano: "Basta così". Poi tira fuori dal suo tartur
un
ovetto di bachelite: "Qui dentro ci sono due stelle, la grande si tu,
la piccola sono io. Ti porterà fortuna".
Poi si allontana. Me lo ritrovo accanto poco dopo mentre sto
facendo manovra con la mia auto. Mi dice: "Non cerco più soldi.
Voglio sapere solo il tuo nome, così ti ricorderò". Poi scompare di
nuovo.
Spesso prendo quell'ovetto da mio comodino e lo stringo forte e
penso a quel bambino egiziano pieno di fantasia.