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Alda Merini

Non pensavo di renderti alla terra, figlio ...

Ti ho coltivato nel mio grembo
Nove lune, cento lune, una messe.

Eri un viscere che non conoscevo.
Non pensavo di darti alla terra.
La tua madre é diventata una pietra.

Guarda, non piango,
Una pietra che muove
Le labbra e non prega
Neanche il Signore.
Pietà per i giusti.

Un giorno io feci l'amore:
Lui era un cervo pieno
Di corna, un uomo
Soldato, un sahara
Pieno di mille piante.
Pietà per i giusti.

Insieme, sotto la luna, ci
Accoppiammo per un discorso
E naquero mille parole.
Quelle parole e tu, figlio...

Quando io ti conobbi, figlio,
Mi si allargarono i seni.
Io diventai una fonte di latte pura,
Era tutta la carne di tua madre,
Che si converte in sete.
Tu avevi sete di me,
E io avevo sete di te.

Mi vennero gonfie mammelle:
Io te le misi in bocca affinchè tu
Imparassi la fame di tua madre.

Tuo padre mi picchierà,
Firà, l'hai lasciato morire,
Non gli hai dato abbastanza latte.
Tuo padre mi spaccherà perchè
Ti ho lasciato morire.
Ma il padre non sa
Che la vita è furibonda
Come la morte: E' lei
Che ruba i bambini
E non altrimenti.

Venivano a vedermi mille
Attenti cerbiatti, e tu mi
Divoravi con gli occhi
Sul viso.

Non dirò mai a nessuno,
Figlio, che tu mi mangiavi,
Mentre ti allattavo
Queste tenere membra,
E adesso mi muori nel grambo.

Tuo padre mi picchierà,
Firà, l'hai lasciato morire,
Non gli hai dato abbastanza latte.
Tuo padre mi spaccherà perchè
Ti ho lasciato morire.

Ma il padre non sa
Che la vita è furibonda
Come la morte: E' lei
Che ruba i bambini
E non altrimenti.

Le mie braccia ormai
Non sono grondaie. Io piango.
E penso che me ne andrò insieme a te...
Perchè tuo padre non veda
Che ti ho amato tanto.
Tanto che nego la vita.

E scappo con l'unico amore
Che avevo nel grembo.