
| Non pensavo di renderti alla terra, figlio ... Ti ho coltivato nel mio grembo Nove lune, cento lune, una messe. Eri un viscere che non conoscevo. Non pensavo di darti alla terra. La tua madre é diventata una pietra. Guarda, non piango, Una pietra che muove Le labbra e non prega Neanche il Signore. Pietà per i giusti. Un giorno io feci l'amore: Lui era un cervo pieno Di corna, un uomo Soldato, un sahara Pieno di mille piante. Pietà per i giusti. Insieme, sotto la luna, ci Accoppiammo per un discorso E naquero mille parole. Quelle parole e tu, figlio... Quando io ti conobbi, figlio, Mi si allargarono i seni. Io diventai una fonte di latte pura, Era tutta la carne di tua madre, Che si converte in sete. Tu avevi sete di me, E io avevo sete di te. Mi vennero gonfie mammelle: Io te le misi in bocca affinchè tu Imparassi la fame di tua madre. Tuo padre mi picchierà, Firà, l'hai lasciato morire, Non gli hai dato abbastanza latte. Tuo padre mi spaccherà perchè Ti ho lasciato morire. |
Ma il padre non sa Che la vita è furibonda Come la morte: E' lei Che ruba i bambini E non altrimenti. Venivano a vedermi mille Attenti cerbiatti, e tu mi Divoravi con gli occhi Sul viso. Non dirò mai a nessuno, Figlio, che tu mi mangiavi, Mentre ti allattavo Queste tenere membra, E adesso mi muori nel grambo. Tuo padre mi picchierà, Firà, l'hai lasciato morire, Non gli hai dato abbastanza latte. Tuo padre mi spaccherà perchè Ti ho lasciato morire. Ma il padre non sa Che la vita è furibonda Come la morte: E' lei Che ruba i bambini E non altrimenti. Le mie braccia ormai Non sono grondaie. Io piango. E penso che me ne andrò insieme a te... Perchè tuo padre non veda Che ti ho amato tanto. Tanto che nego la vita. E scappo con l'unico amore Che avevo nel grembo. |