Alessandro Cecchi Paone
C'era una volta l'Africa. Che ogni volta che ci vado capisco che
non c'è più. Ci resto male, perché siamo tutti africani.
E' lì che
affondano le radici della nostra specie, è dall'Africa che sono
partiti i nostri progenitori più lontani per colonizzare il mondo,
lasciando sugli alberi i nostri cugini primati. E' all'Africa che ognuno
pensa per visualizzare un luogo simbolo della bellezza e della
ricchezza della natura, della flora e della fauna selvatiche. E' in
Africa che Conrad, Hemingway e la Blixen hanno ambientato,
e non a caso, drammi e magie del rapporto tra uomo e ambiente.
Ora tutto questo è andato perso o è gravemente a rischio.
Sembra che in Africa natura e cultura non trovino quegli accordi,
quei punti di equilibrio anche provvisori che altrove salvaguardano
dall'ecatombe delle vite umane e dal collasso dell'ecosistema.
Non so perché l'Africa sembra destinata a diventare il continente
perduto della contemporaneità. Ma non mi piace. Sono tutt'altro
che un pessimista, ma mi rendo conto dell'entità del disastro
in corso. E non mi va.