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Lucio Dalla

"Perchè non sono nero anch'io se ho il nero della notte
nell'anima?"
"Perchè il tuo nero non ha il colore sacro e pulito delle pure
cerimonie, dello sguardo cieco dei desideri e della forza del mai
avuto. Il nero notte del diritto, del non ancora fatto. del non avuto,
dei sogni tranquilli nell'ombra quasi nera del cielo con tutte quelle
stelle che mi guardano mentre dormo e sanno benissimo chi
sono... E cosa voglio... cosa non ho e dove vado quando muoio
e cosa mi danno in mano da portare quando ritorno e rivedo i neri
deserti che si tuffano nel mare o da dare a mia madre mentre mi
allatta e io piccolo bimbo già vecchio mangio e piango e rimuoio
e così vado su e giù poi rivivo per esserci ancora e riempire il
mondo di me, quel mondo che è lì anche per me e per le mie mani
che non lo hanno stretto mai, neanche quando dovrebbe essere
il pallone che prendo a calci quando diventa di straccio, quel
quel pallone copertone testa tonda dagli occhi stupiti, soli e chiusi nei
pomeriggi di neve nera che esce portata dal vento dell'inferno,
dal ghiaccio del cuore della fame.
"Pensami amico mentre mangi con tuo figlio e tua moglie o dai
quel pezzettino di grana al tuo cane. Pensami mentre mi vedi
chiuso nel tuo televisore, dentro il tuo telegiornale. Pensami e
guardami mentre le mosche bevono l'acqua dai miei occhi, tanto
io non ho bisogno di lacrime. Io ti aspetto."