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Alessandro Gassman

L'immensa Africa, l'Africa lontana, l'Africa giardino botanico, così
diversa da sembrare agli occhi di chi vive "dall'altra parte", quasi
irreale, dipinta, uno zoo da osservare dal divano, al fresco, al
sicuro.
Avevo dieci anni quando visitai da bambino occidentale, sano
e felice: l'Africa: il leone, il boabab, il facocero, il guerriero masai,
il rinoceronte nel fango, ma tutto, sempre, come dal divano,
proiettato da un vetro, al sicuro.
Osservavo quei bambini nudi, quei bambini seri, senza immaginare
che la loro condizione potesse essere realmente, sempre, quella
osservata da dietro al finestrino di una jeep: "Guarda il leone, quarda
il facocero, quarda il bimbo che dorme in braccio alla mamma..."
Troppo spesso dimentichiamo che, osservando quei bambini in un
documentario o fotografandoli dalla jeep, rischiamo di allargare
quella voragine di non realtà che li divide da noi.
Bisogna alzarsi dal divano, bisogna scendere dalla jeep, prendere
qualche rischio, ricordare che le loro vite sono reali, che non è uno
zoo quello che osserviamo, che le loro sofferenze sono il nostro
benessere, che eravamo, siamo e saremo, sempre, parte di loro.